PostHeaderIcon Euro Teodori : InCanto

Continua, Euro Teodori, a parlare in musica con alcuni boncompagni del suo vasto repertorio musicale intellettuale, cominciando dall’autore di Annunzia, nome sospirato in un gioco di voci che prelude ad altri giochi d’amore. Adatto molto ad introdurre questa antologia poetica, curiosa selezione di un eclettico lettore – compositore. Con i suoi trascorsi cinematografici è facile individuarlo nei panni di un famoso attore francese, biancovestito e di panama munito, nel ritratto copertina di un CD, dove un quartetto d’archi e cinque amici solisti (oboe, flauto, clarinetto, chitarra, sax soprano) lo accompagnano, addirittura, Ad Parnassum. Ed è proprio nel Parnaso Italiano che si può incontrare Antonio Bruni, poeta applauditissimo, marinista di provata fede, accademico di tutte le accademie del suo tempo, segretario di duchi e cardinali, galante cultore de Le Veneri celeste, e terrestre. Dalla sua abilità di orchestrare il suon dell’aure e il mormorio de’ baci viene forse l’idea di mettere in musica la battaglia amorosa di baci e sguardi, baci e morsi, baci donati e baci rapiti. Testi di maniera nei quali sempre, comunque, risulta vincente la dolcezza. Anche quando dal Parnaso si ridiscende alla piccola corte di San Tommaso, allo “strocchio” della Sibilla Joyce Lussu, che teneramente continua il suo colloquio, il suo ricordo attraverso le stagioni e i segni mutevoli del tempo, pensando alle parole e ai gesti, alla gioia e alla malinconia. Al sorriso che può far diventare leggera come Nuvola rosa una ragazza su cui grava la pesante fatica d’ogni giorno. E il pianoforte di Fausto Bongelli, ampiamente consapevole di tutto questo, fa il verso al verso sottolineandone grave il peso del cammino in salita, lieve questa bella figura femminile che il sorriso del ragazzo ricciuto viene a ravvivare. Partecipa al coro di voci per l’Ultimo quarto d’una luna ungarettiana; si muove con sincera, discreta partecipazione nella “leggerezza” del piccolo valzer, della barcarola; nel particolare Carillon, come nella forte sottolineatura che introduce, accompagnato e quasi “temperato” dal flauto di Tazio Piergentili, un altro momento del ragionar d’amore di Joyce, questa volta doppiata dalla calda voce recitante di Stefania Cippitelli, ferma e cristallina come per l’usignolo che si sgola alla luna di Ungaretti. Segue ancora, il pianoforte di Bongelli, il corso dei fiumi toscani dell’inventario dannunziano, sodale con i difficili passi di canto di Clara Renzi nella musica atonale e, insieme con il flauto quasi come un organetto da barberia, diffonde il semplice messaggio finale di Margherita, piccolo rimedio alla sorte del vagare indistinti che ci riserva Ungaretti nell’Ombra. Questo comporta l’eclettismo di Teodori.

In Arcadia anche lui (Monterubbiano, nuova piccola patria anche per la musica e il canto) si compiace di pettinar la lira e il crine della bella Clori insieme ai poeti delle selve amorose, addentrandosi fino ne La Foce di D’Annunzio (lungo gli ambigui meandri da sempre abitano ninfe, non solo pioppi e salici, mugnai e carbonai) e, sul versante opposto, nel giornale intimo della ruvida, antiretorica Joyce, di cui molti conoscono solo le asprezze, la “luna arrabbiata”. Là dove lo porta la sua curiosità lui sospinge gli interpreti che, chiamati alla prova, hanno modo di dispiegare con successo le loro belle riconosciute qualità, nell’accidentato, inusuale percorso di parole e musica che queste liriche disegnano.

Giocondo Rongoni

 

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